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Dentro al blu

La cianoterapia è una ricerca artistica che intreccia visibile e invisibile, trasformando il gesto della creazione in un’esperienza spirituale, filosofica e, in qualche modo, terapeutica. Strettamente correlata alla fotografia ed indissolubilmente legata alla cianotipia, essa mette in profonda connessione immagine, materia, luce e tempo. Il gesto della stampa diventa parte dell’opera stessa, in un’esperienza di osservazione, attesa e trasformazione.

Attraverso i toni profondi del blu di Prussia, l’immagine si allontana progressivamente dalla rappresentazione del reale e assume una dimensione più intima e sospesa. La luce non serve soltanto a creare l’immagine, ma lascia sulla carta una traccia del tempo.

La preparazione della carta, i sali di ferro, l’esposizione alla luce del sole e il lavaggio diventano così un rituale. Un processo lento, nel quale l’immagine appare gradualmente e porta con sé il tempo necessario alla sua nascita, invitando a riflettere sul passaggio e sull’impermanenza.

Il viaggio è parte dell’opera

La cianoterapia comincia ben prima che l’immagine esista: nella preparazione e nella pesatura dei prodotti chimici in polvere, nella loro miscelazione, nella stesura a pennello, nel contatto con le texture dei materiali, nell’attesa mentre la luce scolpisce l’immagine. Non il risultato finale quindi, ma il viaggio stesso che porta a raggiungerlo.

L’atto consapevole di esporre la superficie alla luce del sole, la sua immersione nell’acqua e l’osservazione della sua lenta trasformazione richiama la ciclicità della vita e la fragilità dell’essere, così come la capacità di rinnovarsi e rigenerarsi.

Un dialogo con l’invisibile

La cianoterapia invita a rallentare, a immergersi in un dialogo silenzioso con le ombre e le luci, a esplorare la materia e a ritrovare il contatto con la parte più profonda di sé stessi.

Il blu, colore dell’infinito e dell’ignoto, accompagna a guardare oltre il visibile, a cercare un senso che va al di là della semplice immagine.

È un viaggio interiore, nel quale il gesto artistico può diventare una forma di meditazione attiva: un tempo sottratto alla velocità, uno spazio in cui osservare, attendere e interrogarsi sulla propria esistenza e sul rapporto con ciò che ci circonda.

Cianoterapia: fotografia, materia, alchimia

Carta antica e moderna, pellicole, pennelli, ferricianuro di potassio e ferrico ammonio citrato, odore di chimica e luce del sole. La cianoterapia nasce anche da questa dimensione concreta e sensoriale, dal contatto diretto con la materia e dalla trasformazione che avviene durante il processo.

Nella totale manualità della stampa, fotografia e alchimia si incontrano. La luce trasforma i sali di ferro, l’acqua rivela l’immagine e il blu emerge lentamente sulla carta. Ogni passaggio lascia una traccia e rende ogni stampa irripetibile.

Tutto è aleatorio. Ogni opera è differente dalla precedente e dalla successiva, unica come l’impronta del momento presente, nella stessa maniera in cui ogni atto fotografico non può, né mai potrà, essere ripetuto due volte identico a se stesso.

Un ritorno alla lentezza

In un mondo dominato dalla velocità e dalla riproducibilità, la cianoterapia è un invito a riscoprire il valore del tempo, dell’attesa e dell’unicità.

È la ricerca di un equilibrio perduto, una celebrazione del mistero dell’essere, dove ogni opera non è soltanto una rappresentazione, ma diviene manifestazione visibile della nostra connessione con il mondo e con il tempo.

È forse proprio in questa lentezza che si manifesta la dimensione terapeutica della cianoterapia: non una terapia in senso clinico, ma una possibilità di fermarsi, di concentrarsi su un gesto, di entrare in relazione con la materia e lasciare che il tempo della creazione sostituisca, per un momento, quello della quotidianità.

La cianoterapia è, prima di tutto, un modo di stare dentro. Dentro a se stessi, dentro al processo, dentro alla materia, dentro al tempo, dentro al blu.